Domenica 2 Luglio ore 20,30 Requiem in diretta su Radio 3

Domenica 02 Luglio 2017 ore 20.30
IL CARTELLONE
In diretta da Spoleto, Piazza del Duomo

FESTIVAL DI SPOLETO 60

Requiem
Stringeranno nei pugni una cometa
per soli, coro e orchestra

musica di Silvia Colasanti
su testi di Mariangela Gualtieri e testi latini dalla liturgia

voce recitante Mariangela Gualtieri
mezzo soprano Monica Bacelli
bandoneon Richard Galliano

Orchestra Giovanile italiana
International Opera Choir
direttore Maxime Pascal
maestro del coro Gea Garatti

prima esecuzione assoluta
commissione Festival di Spoleto 60
con il patrocinio della Regione Umbria

La presentazione ieri su La Repubblica

La Repubblica - Requiem

Requiem di Silvia Colasanti al Festival di Spoleto

Ieri al Mibact è stato annunciato il programma del sessantesimo Festival di Spoleto.

Il 2 luglio 2017 in Piazza Duomo verrà eseguito:

 

REQUIEM

STRINGERANNO NEI PUGNI UNA COMETA
per Soli, Coro e Orchestra
musica Silvia Colasanti
su testi di Mariangela Gualtieri
e testi latini dalla liturgia
direttore Maxime Pascal
Orchestra Giovanile italiana
International Opera Choir
maestro del coro Gea Garatti    
voce recitante Mariangela Gualtieri
mezzo soprano Monica Bacelli
bandoneon Richard Galliano
commissione Festival di Spoleto 60

Il Festival di Spoleto 2017 vuole ripartire con un momento di riflessione e raccoglimento dedicando una serata al terremoto che ha colpito il centro Italia. Forse solo musica e poesia possono avvicinarsi senza retorica a questa enorme massa di dolore, e tentare un atto vivificante. Il Festival ha così commissionato a Silvia Colasanti la scrittura di un Requiem, per Soli, Coro e Orchestra in cui testi latini della Messa da Requiem dialogano con nuovi testi, scritti per l’occasione dalla poetessa Mariangela Gualtieri. Sarà un canto di congedo ai morti del terremoto, alle piccole e grandi ombre, il rifiuto di un’idea lugubre della Morte e di un Dio adirato, giudice, autoritario e punitivo. Ma anche un canto di speranza e di ringraziamento. Il lavoro avrà una struttura oratoriale, con diversi Personaggi: una cantante/Cuore ridotto in cenere, una voce recitante/La dubitante, il Coro di chi non dubita, il Bandoneon/Respiro della terra. La cantante e la recitante – qui la poetessa stessa – dialogano con Coro e Orchestra, o disegnano momenti intimi e lirici, che si alternano a situazioni corali e magmatiche. Infine sarà il bandoneon solista a personificare un desiderio di rinascita, che è richiesta di perdono per la piccolezza umana e canto di ringraziamento alla terra e al cielo: con la pietà, l’ardore e la dolcezza di cui il rito laico di musica e poesia sono capaci.

Variazioni su Orfeo – Teatro Ponchielli di Cremona, 12 Maggio 2017

Il 12 maggio al Teatro Ponchielli di Cremona è in scena Variazioni su Orfeo.

 

In occasione dei 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi, il Festival  Monteverdi di Cremona dedica una serata alle letture che attraverso i secoli hanno accompagnato il mito di Orfeo, su una drammaturgia originale di Valter Malosti, che in scena dialoga con la danzatrice Michela Lucenti.

Fulcro della serata il melologo ‘Orfeo. Flebile queritur lyra.’ di Silvia Colasanti.

Il lavoro si presenta come un ‘concerto’ per  per voce e ensemble, con un´alternanza calibrata tra musica e parola. La musica ha una funzione drammaturgica molto intensa: in determinati momenti i suoni amplificano il significato del testo o ne sottolineano alcuni tratti, in altri vanno ad esprimere qualcosa che non viene neanche detto con le parole. Proprio per questo se in alcuni momenti la musica convive con la parola, in altri è sola.

Nella salita di Orfeo dagli Inferi c´è una zona esclusivamente strumentale per esprimere la sospensione tra il bisogno passionale di sapere e il freno razionale del tabù, seguita da un´altra sezione musicale – interamente costruita sulla rivisitazione dell´aria che Monteverdi utilizza nello stesso momento dell´opera, qui affidata ad un corno posizionato dietro al pubblico – per raccontare la gioia e il dolore di Euridice nel vedere il volto di Orfeo. La sola musica sostituisce più avanti le storie cantate da Orfeo dopo il suo ritorno dagli Inferi, o ancora nel finale evoca la morte violenta del poeta ad opera delle Baccanti, la sua sofferenza e insieme il suo desiderio di rincontrare l´amata, la sua definitiva discesa nell´Ade e la meravigliosa immagine che Ovidio ci offre del capo e della lira di Orfeo, che – trascinati

dal fiume – ancora cantano e la natura sembra rispondere a questi suoni attraverso un diverso canto dell´acqua e delle rive.

 

Le musiche di Claudio Monteverdi e Silvia Colasanti sono eseguite dall’ensemble Sentieri Selvaggi, diretto da Carlo Boccadoro.

Bashmet tra i Russi e Colasanti

Silvia ColasantiYuri Bashmet,il più grande violista dei nostri giorni,

celebra i 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre

con le musiche di quattro compositori

che furono in aperto contrasto col regime sovietico,

spesso rischiando personalmente,

e con un brano a lui dedicato da Silvia Colasanti.

Martedì 14 marzo alle 17.30 Yuri Bashmet, il più illustre virtuoso di viola dei nostri giorni, e I Solisti di Mosca, la straordinaria orchestra da camera da lui fondata e diretta, ricordano all’Aula Magna della Sapienza per la stagione concertistica della IUC il centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, non con una celebrazione retorica ma con un panorama su quattro dei più importanti compositori del periodo sovietico, che spesso si trovarono in aperto contrasto con il regime e per questo subirono discriminazioni, correndo non pochi rischi. Nel programma, Prokof’ev e ŠostakovičSviridov e Schnittke, ed un brano scritto per Bashmet e i Solisti di Mosca da Silvia Colasanti.

Le musiche scelte da Bashmet non accettano assolutamente i dettami del realismo socialista. Le Visions fugitives op. 22 di Sergej Prokof’ev (eseguite nella versione per strumenti ad arco di Rudolf Barshai) furono scritte tra il 1915 e il 1917, quindi ancora prima della Rivoluzione d’Ottobre. Non è certamente un’opera celebrativa della rivoluzione anche la Sinfonia da camera op. 110 a di Dmitrij Šostakovič, che è la trascrizione per piccola orchestra del Quartetto n. 8,dedicato”alle vittime del fascismo e della guerra”, non alle vittime di una parte sola, ma a tutte le vittime, come chiariscono queste parole del compositore: “Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin”.

Risale proprio ai tragici anni in cui in Europa infuriava la guerra la Sinfonia da camera op. 14, scritta nel 1940 da Georgij Sviridov, allora appena venticinquenne. Non è certamente un’opera “di regime” nemmeno il Concerto “For Three” di Alfred Schnittke, scritto nel 1994 per Bashmet e per due altri grandi strumentisti, Gidon Kremer e Mstislav Rostropovich, che vivevano in esilio come il compositore stesso. In questa occasione i solisti saranno Andrei Poskrobko al violino, lo stesso Yury Bashmet alla viola e Alexei Naidenov al violoncello.

Completa il programma la prima esecuzione a Roma di Preludio, Presto e Lamento di Silvia Colasanti, compositrice tra le più affermate in campo internazionale, che lo ha dedicato a Bashmet e ai Solisti di Mosca. “La grande “cantabilità”, oltre al virtuosismo, e la duttilità musicale sono i tratti della personalità musicale di Bashmet, che fanno di lui un interprete di riferimento mondiale, in particolare per il repertorio contemporaneo. Questo nuovo lavoro destinato alla viola – racconta la compositrice romana – che mi affascina per il suo colore scuro e caldo, poggia su di una struttura tripartita: un Preludio, ricco di contrasti, che presenta i materiali che saranno sviluppati durante il brano, un Presto caratterizzato da un ritmo ostinato e velocissimo del solista su interventi secchi e sforzati dell’orchestra e un Lamento finale, dove la viola disegna un lungo arabesco su un tappeto di armonie Bachiane e conclude il lavoro dopo un’articolata cadenza.”

Fonte: L’ape musicale – Rivista di musica, arte, cultura

Con Salvatore Accardo, Laura Gorna e l'OCI il 23 marzo a Torino

“Silvia Colasanti – che conoscevo attraverso le sue composizioni dedicate a Massimo Quarta, e il suo concerto per violoncello scritto per Geringas – conosce molto bene gli strumenti ad arco, di cui fa emergere tutte le potenzialità tecniche, sonore ed espressive. Capriccio a due è una composizione concertante: orchestra e i solisti non sono mai entità separate, si tratta di un unico, perenne flusso. Ciò è bello, e molto importante, rivelatore di una profonda comprensione della natura della musica da camera, che – come dico spesso – t’insegna a suonare ascoltando”.

Grazie a Salvatore Accardo per queste bellissime parole.

Il 23 marzo all’Unione Musicale a Torino.

accardo gorna